Scritto da Selene_0309
Salve a tutti! Mi chiamo Aurora, sono una studentessa universitaria di lingue, culture, letterature e traduzione, con una grande passione per la lettura di romanzi classici e fantasy, graphic novels e tutti i libri di narrativa che suscitano il mio interesse. Ho creato questo blog per condividere con il mondo del web le mie impressioni, le mie opinioni e le mie sensazioni sui romanzi che leggo, con la speranza di dar vita ad un interessante scambio di idee e pensieri tra me e chi vorrà leggere i miei post. Ho scelto di chiamare questa pagina "Il giardino di Selene" perché Selene è sempre stato il mio nickname virtuale e perché, proprio come quando siamo in un giardino e osserviamo i fiori che lo popolano, così io osservo ogni storia che cattura la mia attenzione, cercando di coglierne quante più sfumature possibili. Per chi fosse interessato mi trovate anche su Goodreads, con il nome Selene_0309. BENVENUTI NEL MIO GIARDINO DI STORIE DA RECENSIRE.
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Dark Eden, un libro da cestinare

Buongiorno, carissimi lettori.
Da quando Magazy.it ha visto la luce ho scritto molte recensioni di libri belli e validi, che hanno saputo emozionarmi e lasciarmi un messaggio da custodire. Tuttavia non sempre le cose sono ciò che ci aspettiamo e non sempre i semi che piantiamo germogliano e si trasformano in qualcosa di bello. Questa sarà la mia prima recensione negativa, in cui getterò una storia nel cesto delle erbacce. Una storia che ero entusiasta di leggere, ma che purtroppo e quasi fin da subito mi ha lasciata con l’amaro in bocca. Dunque è con mio grande dispiacere che vi presento “Dark Eden” della scrittrice Moira Young.Cominciamo ad estirpare la pianta rinsecchita…

Sarò sincera, non ci godo nello smontare un romanzo, perché per quanto esso possa essere storto, pieno di incongruenze, forzature, buchi di trama, con dei personaggi usciti male, una storia piena di cliché e un worldbuilding senza sé e senza ma, resta il fatto che dietro ad una storia, qualsiasi storia, c’è una persona che l’ha scritta, una persona che ha creduto nel proprio lavoro e nella validità di ciò che scriveva. In realtà se un libro non ha un esito positivo non è per forza dovuto alla qualità del romanzo, ma talvolta penso che parte della colpa sia da imputare anche a editor e case editrici che invece di farne una revisione più accurata e cercare di spingere lo scrittore a migliorare il proprio prodotto, preferiscono prendersi i soldi e lanciare sul mercato un libro che alla fine viene stroncato. Prendete questa mia affermazione come un’opinione prettamente personale, non essendo un’esperta nel campo dell’editoria e naturalmente non è mia intenzione offendere chi lavora onestamente e con diligenza in questo settore, tuttavia mi piace essere trasparente con i miei lettori, ragion per cui sono partita con questa premessa, concludendola avvisando che tutte le parole negative che userò per questo romanzo non sono dette con la pura intenzione di sminuire e offendere l’autrice. Detto questo, possiamo buttarci nel cuore di questa recensione appassita. Come al solito vi lascio qui sotto le informazioni tecniche nel caso in cui vogliate farvi voi stessi un’opinione su questo romanzo e cominciamo.
Buona lettura a tutti!

“Per amore vale sempre la pena di combattere”

Autore: Moira Young
Titolo: Dark Eden
Casa editrice: Piemme freeway
Numero pagine: 353
Prezzo in euro: 17,00
Data di pubblicazione: 2011
Reperibilità: relativamente bassa

PRIME NOTE SUL WORLDBUILDING

Già la frase che vedete sulla copertina del libro mi suscita un senso di cliché e di “visto e rivisto”, insomma quante volte l’abbiamo sentita nei film o letta nei libri? Per quanto il suo concetto sia bello e veritiero ad un certo punto si trasforma in qualcosa di stucchevole che ci fa alzare gli occhi al cielo. Ma concentriamoci su punti più importanti, prima che la mia parte criticona e polemica prenda troppo il sopravvento. Il romanzo è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove la terra è completamente distrutta e per la maggior parte ridotta ad un grandissimo deserto di sabbia rossa, ad eccezione di qualche piccolo insediamento e la grande città di Hopetown. Tralasciando la scontatezza dei nomi (perché andiamo, Hopetown, Sandsea, Freedomfields, Darktrees, sono tutti nomi di luoghi nati dal semplice assemblamento di due termini in inglese. A mio avviso un pò più di fantasia qui non guastava.), vorrei sollevare alcune domande: cosa è successo PRIMA della catastrofe? Perché il mondo è stato distrutto? Chi o cosa ne è stato la causa e come? Tutte domande a cui non troviamo risposta, perché l’autrice ci prende e ci catapulta direttamente in uno di questi villaggi in mezzo al deserto, dove la protagonista e la sua famiglia vivono di stenti, con l’unica informazione certa che a ridurre il mondo in questo stato sia stato un gruppo Devastatori…ma chi siano questi Devastatori, perché e come hanno distrutto il mondo non si sa…A mio avviso già questo fatto rappresenta un grosso buco di trama, perché anche se magari ci viene spiegato in altri libri (in teoria si tratterebbe di una trilogia) il primo romanzo è quello che costituisce il biglietto da visita di una saga, per cui è doveroso rendere chiaro al lettore il mondo in cui i personaggi si muovono e nel caso di un distopico bisogna spiegare in maniera esaustiva e lineare il motivo per cui ci troviamo in un mondo nel pieno del caos anziché in un regno felice e lontano lontano. L’ambientazione distopica, essendo un genere un pò particolare, deve avere le sue ragioni di esistere, altrimenti non ha senso. Ragion per cui la partenza è stata davvero pessima. In generale le ambientazioni dove si muove la protagonista mi sono sembrate molto banali, dandomi la sensazione che l’autrice non si fosse impegnata più di tanto nel costruire il suo worldbuilding. Unica eccezione è proprio la città di Hopetown, dove Saba finisce come prigioniera costretta a combattere nell’arena. La città si presenta come un’accozzaglia di baracche dove la gente sopravvive per inerzia, fa un uso spaventoso di droghe per tirarsi su e affoga la propria frustrazione nella violenza dei combattimenti a cui assiste nell’arena. Una situazione che, in un mondo distrutto dove sembra essere spento anche l’ultimo barlume di speranza è verosimile che la popolazione si lasci andare ai suoi istinti più bassi. Ma è l’unica cosa che sono riuscita un pochino ad apprezzare di tutta l’ambientazione.

LA SCRITTURA

Il modo in cui sono scritti i dialoghi in questo romanzo è volutamente sgrammaticato. Questo perché, secondo la narrazione, la scarsità delle risorse e la crescente desertificazione hanno reso difficile procurarsi la carta, perciò la scrittura è andata persa, facendo si che l’intera popolazione mondiale (o almeno ciò che ne rimane) sia completamente analfabeta. Se da un lato ho trovato accettabile una trovata del genere, dall’altro ho il sentore che sia un pò una boiata e vi spiego perché: se si parte da una civiltà come la nostra, che pian piano declina per sopravvivere, ci sta che insegnare ai propri figli a leggere e a scrivere non diventi più una priorità, poiché è la sopravvivenza fisica individuale che conterebbe di più, ma è una cosa molto azzardata dire che tutta l’umanità ha perso di punto in bianco la capacità di leggere e scrivere. La scrittura è una capacità umana millenaria e l’uomo ha scritto sempre, persino nelle peggiori condizioni esistenti, a mio avviso sarebbe stato più corretto dire che la maggior parte degli umani ha perso la capacità di scrivere, ma dire addirittura tutti mi sembra di fare il passo più lungo della gamba. I primi superstiti della distruzione del mondo SICURAMENTE sapevano leggere e scrivere, davvero nessuno ha mai trasmesso questo sapere alla propria progenie? Magari, che so, nelle notti in cui si sta tutti riuniti intorno al fuoco acceso nel cassonetto dell’immondizia mentre il mondo va a rotoli…ah e un’altra cosa per quanto concerne questo discorso. Si può scrivere anche su superfici diverse dalla carta come pietra, legno, pelle eccetera, tanto per dire…A maggior ragione mi sorge un’altra domanda: come diavolo hanno fatto sia Mr Pinch, sia Saba a sapere dell’esistenza del Re Sole nella storia dell’umanità? Dato che ce lo citano esplicitamente nel romanzo, in quanto l’avido Mr Pinch lo prende come modello per sé stesso. Chiunque abbia raccontato all’antagonista di questo sovrano doveva essere necessariamente qualcuno che sapeva leggere, o che comunque fosse un minimo acculturato. Direi che posso depennare anche quest’incongruenza che ho annotato, ma vorrei davvero sapere anche una vostra opinione in merito ad un punto del genere. Cosa ne pensate? Fatemelo sapere con un commento.

I PERSONAGGI

Ed ora passiamo al punto dolente di questo libro, ovvero i personaggi, caratterizzati in maniera brutalmente superficiale, con la conseguente impossibilità per me di empatizzare con loro e sopratutto con la protagonista, che a tratti trovavo persino insopportabile. Saba vive con il padre, il gemello Lugh e la sorella minore in quel villaggio in mezzo al deserto di cui vi ho accennato prima. Ad un certo punto giunge una tempesta di sabbia di proporzioni epiche e Lugh scompare. Saba parte per cercarlo e via con le sue scialbe peripezie. In questa trama piatta la cosa peggiore è che nessuno e dico NESSUNO dei personaggi incontrati da Saba (e Saba stessa) possiedono un minimo di spessore e di profondità emotiva e psicologica, il che mi ha lasciata esterrefatta. Questi personaggi sono come un foglio di carta striminzito sul quale ci sono scarabocchiate due parole e basta, tanto per macchiarlo un pò d’inchiostro. Come può empatizzare il lettore con personaggi così piatti? Come può affezionarsi a loro? Come può identificarsi, anche solo in minima parte, con uno di loro? Avete già la vostra risposta. C’è anche qui il classico, noioso conflitto tra la sorella minore che vuole farsi accettare dalla maggiore e Saba che la tratta come una zavorra, tanto che all’inizio pensa bellamente di appiopparla ad un’altra famiglia mentre lei se ne parte alla ricerca del fratello rapito, non tanto per la sua sicurezza quanto per togliersela di torno, il tutto concludendosi con il cliché della sorellina che compie un’azione eroica tanto quanto avventata, salva la maggiore e lei si ricrede sul suo conto, scusandosi per essere stata un’autentica s*****a nei suoi confronti. Anche il rapporto tra Saba e Lugh è trattato in maniera superficiale, dove ci viene spiattellata solamente la differenza caratteriale, ma non la qualità del loro rapporto, i loro pensieri, le loro condivisioni, i loro eventuali conflitti (perché si, il fatto che lui sia il tuo gemello non vuol dire che debba necessariamente andare d’amore e d’accordo con te tutti i giorni della sua vita). Lugh è quello più calmo e riflessivo, Saba quella più scatenata, Lugh è quello più razionale, Saba è quella più impulsiva, eccetera eccetera eccetera…
Forse, l’unico personaggio che in questa saga possiede un minimo di spessore è Miz Pinch, ma la cosa non mi spinge a rivalutare il romanzo, in quanto ritengo che in ogni storia il cattivo di turno è quello che deve essere caratterizzato ancora meglio dei protagonisti, perché è quello che dona un senso alla situazione di sconvolgimento che l’eroe vive, quindi come minimo la Young doveva darmi un accenno di profondità psicologica, seppur molto annacquata alla “giustifichiamo le cose che scriviamo in modo semplice e rapido”. Morale della storia, Miz Pinch si rivela essere semplicemente un pazzo avido trafficante di schiavi. Nella lista nera annovero anche le Aquile Libere, un gruppo di guerriere rivoluzionarie guidati da una donna di nome Maev, che agiscono per portare un cambiamento nella società malandata in cui i personaggi si muovono. Stesso discorso per l’ambientazione: da dove vengono queste ragazze? Qual’è la loro storia? Cosa le ha portate ad essere così forti d’animo da non soccombere anche loro a droghe e violenza e a spingerle ad agire per cercare di migliorare la situazione disperata in cui versa l’umanità? Anche qui il vuoto cosmico, dove le spiegazioni che ci giungono per bocca di Maev sono tutt’altro che esaustive.

E con questo, carissimi lettori, concludo la recensione di “Dark Eden”, primo libro becero di una trilogia becera, i cui ultimi due libri sono per giunta inediti in Italia, a prova della scarsa fortuna che ha avuto questo libro, conseguenza di una scrittura banale, di personaggi poco curati e di una trama vuota. Non vi scriverò la recensione degli altri due perché, fidatevi, quella del primo libro basta e avanza. Sapevo che prima o poi avrei dovuto gettare la prima vera erbaccia, ma d’altronde è normale. Quando curi un giardino pieno di bei fiori e piante diverse, la gramigna prima o poi spunta fuori. Come sempre vi ringrazio di cuore per essere stati con me e di aver letto la recensione fino in fondo. Vi invito a lasciarmi un commento o a condividere il post sui vostri social.
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Selene.

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